Oggi è stato appiccato un incendio a Contessa Entellina, a ridosso della Riserva Naturale Orientata Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco.
Parliamo di 2.552 ettari di bosco tra Contessa, Giuliana e Sambuca, cuore dI quello che doveva essere il Parco dei Monti Sicani, ciò che resta delle antiche foreste che coprivano questi territori.
Fortunatamente stavolta vento, intervento immediato della squadra antincendio e una provvidenziale pioggia hanno scongiurato il peggio. Come è successo in tanti altri posti in Sicilia quest’estate. Ma fino a quando affideremo la nostra terra alla fortuna?
Basta con le dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.
Oltre i comunicati dei politici in cerca di voti, serve una RIFORMA VERA del servizio antincendio. E questa riforma deve partire da terra.
- MEZZI: IL PROBLEMA NON È QUANTI, MA COME.
Si dice sempre “non ci sono mezzi”. Intanto la Regione ha formalizzato l’acquisto di 84 nuovi mezzi fuoristrada, 90 autobotti da 3-4000 litri e 210 nuovi pick-up. Altri 84 mezzi e 14 pick-up antincendio sono già stati distribuiti.
Ma la domanda vera che nessuno fa è un’altra: chi fa la manutenzione di quelli che abbiamo?
I furgoni IVECO in dotazione alle squadre hanno in media 50-60 mila km. Niente, rispetto alla potenzialità di quei motori. Sono mezzi che potrebbero andare avanti 10 anni. Spesso restano fermi per un pezzo di ricambio, per un tagliando non fatto, per una batteria.
Si parla di comprare mezzi nuovi per muovere grandi investimenti, quando servirebbero officine, manutenzione ordinaria, attrezzatura minuta e sistemi di comunicazione. Lo dice anche la FAI CISL: servono investimenti nel rinnovo dei mezzi, delle attrezzature e dei sistemi di comunicazione, non solo annunci.
- UOMINI: IL PRECARIATO STORICO CHE NESSUNO VUOLE RISOLVERE.
Basta con la favola dei “28 mila forestali”. Non esistono.
Come ha denunciato FAI CISL Sicilia, il contingente reale è di circa 12 mila stagionali che, rapportati alle giornate effettive, equivalgono a meno di 6 mila addetti a tempo pieno, con un’età media vicina ai sessant’anni, per presidiare oltre 25 mila kmq di territorio.
Sono uomini che da 30 anni fanno 78, 101, 151 giornate. Oggi finalmente, con l’emendamento alla Finanziaria approvato all’ARS, si passa da 151 a 174, da 101 a 124 e da 78 a 101 giornate. È una boccata d’ossigeno, come dicono i sindacati, ma non è la riforma.
La riforma è la stabilizzazione. È dare 12 mesi di lavoro per fare prevenzione vera tra marzo e maggio, pulizia del sottobosco e viali parafuoco, non rincorrere l’emergenza a luglio.
La riforma è portare giovani nell’antincendio, affiancarli agli anziani perché imparino le zone, i venti, le tecniche, i sentieri di Monte Genuardo, del Bosco del Pomo, di Santa Maria. Perché quando andranno in pensione quelli che oggi hanno 60 anni, non resterà nulla della loro esperienza se non verranno al più presto affiancati dai giovani?
- QUELLO CHE NESSUNO DICE.
Con tutti i suoi limiti, con tutto il precariato, questo sistema ha permesso a migliaia di persone di RESTARE in Sicilia. Di vivere nel proprio paese di nascita, di non emigrare, anche con tante difficoltà e con uno stipendio spezzato.
Defenderlo non significa difendere lo spreco. Significa avere il coraggio di riorganizzarlo davvero.
Non servono passerelle sull’incendio di turno. Serve manutenzione, attrezzatura, dignità lavorativa e ricambio generazionale.
Il bosco si salva con i fatti e noi tutti di quei luoghi abbiamo tanto bisogno.